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Storia di Cormano

Cormano è un centro dell'hinterland milanese, ormai assorbito dalla periferia della metropoli, cui è collegato dalla rete Ferrovie Nord, dalla strada statale MI - Meda, dalla Strada Provinciale dei Giovi e dall'Autostrada MI - Venezia.
Condomini, case popolari, stabilimenti industriali hanno preso il posto dei campi coltivati a frumento, granturco, melica, patate, viti e gelsi.
Il suo territorio, posto a mezzogiorno della fascia della brughiera, ma a monte di quella dei fontanili, è sempre particolarmente fertile.

Urne, sepolcri, stoviglie, monete, armi, utensili, affiorati via via nel corso dei secoli, provano che il luogo era già abitato al tempo dei Romani.
Vuole la tradizione che il centro urbano sia stato fondato dai Celti ed infatti le antiche carte recano la denominazione di Cormannum la cui struttura linguistica esclude la possibilità di un'origine latina.
D'altra parte un'iscrizione, oggi perduta, formata dalle parole Cor.Man. fa pensare ad una specie di epigrafie che potrebbe essere completata in "Cortile Manlii" che secondo la lettura che fece nel XVIII secolo il parroco Felice Castiglioni, avrebbe provato l'esistenza di una Corte Manlia.
Il paese dovrebbe così il nome ad una facoltosa famiglia dei Manlii, che presumibilmente avevano dei possedimenti.

Chiesa Parrocchiale S.S. Salvatore in Via Roma Al tempo di Desiderio, Re dei Longobardi, un soldato di nome Teoperto possedeva nella contrada molta terra conquistata, si pensa, con le armi.
Nel 745, dettando il testamento, ne lasciò una porzione denominata "il Vignone", ad un'istituzione religiosa per l'erezione di una piccola chiesa.
Ciò ha indotto alcuni studiosi a far derivare il toponimo da "Curtis Man", denominazione di un presidio militare longobardo.
Secondo una tradizione locale, la regina Teodolinda dopo aver convertito al Cristianesimo i Longobardi, avrebbe donato alla chiesetta dedicata a Sant'Ambrogio due campanelli che si troverebbero tuttora sepolti in un terreno a sud della chiesa attuale.
Tuttavia nel 956 il paese viene citato come "Vico Corcomanno" e nel 1061 come "Locus Cortemano", in queste due eccezioni altri studiosi ravvisano una "Corte Ormanno" ed altri ancora (ad esempio l'Olivieri) una "Corte Cumani", cioè una corte comasca.
Nel XII secolo il cronista milanese Goffredo da Bussero, elencando le chiese dell'archidiocesi cita per Cormano (allora Cortemano), oltre a Sant'Ambrogio, anche San Giacomo Zebedeo e San Salvatore, specificando che dipendevano alle pievi di Bruzzano, oggi un quartiere periferico di Milano.

Il vicino villaggio di Brusuglio anticamente era un comune autonomo.
Il nome di "Bresurio" secondo un manoscritto del XII secolo o "Brusilium" in latino ecclesiastico, deriverebbe dalla voce dialettale "brus" bruciaticcio, con allusione allo stato originario del terreno.
Una sentenza del 23 dicembre 1185 dà ragione ad un certo Guido e ad alcuni fratelli detti "I Porcelli", in merito ad una lite tra questi e il Comune di Milano dovuta ad un terreno situato in Brusuglio.
Sempre nei dintorni di Cormano, nel Medioevo sorse un istituto destinato a dare ospitalità ai pellegrini, ma soprattutto ai poveri inabili al lavoro.
Nel 1339 fu aggregato all'ospedale di Santa Caterina di Milano, che nel 1458 fu a sua volta assorbito dall'Ospedale Maggiore.
L'edificio dal 1580 ospitò un collegio per le fanciulle che tuttavia nel 1603 fu trasferito e diventò proprietà privata.
La località conserva tuttora il nome di Ospitaletto.

Nel 1674 Cormano fu concesso in feudo a Paolo Besozzi, nominato conte l'anno dopo.
A questa casata subentrarono poi i Clerici, gli Aliprandi, i Fossati e i Carcano.
Era l'epoca in cui le famiglie nobili milanesi si recavano in villeggiatura presso i loro poderi.
A Cormano sorsero così diverse ville mentre a Brusuglio, accanto alla strada maestra, due palazzi contigui: il più grande fu quello dei conti Imbonati (che poi passerà per disposizione testamentaria di Carlo Imbonati a Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni) e l'altro quello dei conti Trotti.
Queste due famiglie si dividevano praticamente l'intero territorio di Brusuglio, allora un piccolo comune (2018 pertiche milanesi).

La popolazione era di 150 anime, riferisce un attestato del parroco datato 1769 e non vi era persona che non era povera o che per vivere lavorava terreni altrui.
A mortificare una popolazione già estenuata dai sacrifici sopraggiunsero due incendi: il primo nel 1815 e il secondo, che distrusse l'intero paese tranne la chiesa e la Villa Manzoni, nel luglio 1848.
I contadini ne attribuirono la colpa ad alcuni fautori degli austriaci, appena cacciati da Milano.
Un comune di 600 abitanti dovette sembrare troppo piccolo al nuovo governo dell'Italia unita, che nel 1868 lo aggregò a Cormano.

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