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La Villa Manzoni

Quando Giulia Manzoni Beccaria e il figlio Alessandro giunsero a Brusuglio nel 1807, trovarono l'edificio in stato di notevole abbandono.
La villa era costituita da due corpi distaccati e paralleli che formano oggi le due ali laterali.
Il corpo di settentrione (l'attuale ala destra guardando il fronte della villa) era il Palazzo Imbonati, il corpo di ponente (ala sinistra) i rustici dello stesso palazzo; dove adesso si trova la fontana era allora il cortile del palazzo Imbonati.
Il corpo centrale che unisce le due ali venne progettato e portato a compimento dall'Architetto Ottardo Speroni, su commissione del Manzoni, tra il 1811 e il 1818 pensando ad una ricostruzione non solo per renderla più funzionale ma anche più bella.
Il progetto di ricostruzione fu eseguito solo parzialmente: la parte centrale, è evidentemente difforme per stile, bellezza e carattere dal resto.

Planimetria di Brusuglio - 1800/1900Le spese devono essere state molte e impensierirono il Tosi il quale temeva che il Manzoni non sapesse bene amministrare i propri beni e che le cure della ricostruzione distogliessero il Manzoni dagli studi ed anche da quelle pratiche della Fede, alla quale era da non molto tornato.
Ma non dovette essere impensierito anche il Manzoni che durante il viaggio a Parigi nel 1819 diede incarico allo zio Giulio Baccaria (fratellastro di Giulia) di vendere la casa e i possedimenti a Brusuglio; ma lo zio dovette osservare che non erano beni appetibili: si presentò un solo compratore, un certo Poldi, e spaventato dal prezzo non si fece più vivo.
Fu allora che Manzoni s'interessò più attentamente delle piantagioni facendosi inviare da Fauriel alcune sementi scelte dai cataloghi dei vivai parigini destinate al vigneto ed al giardino di Brusuglio.
Manzoni cominciò ad amare Brusuglio, ad invitare amici per allegri pranzetti scherzando con loro o facendosi declamare dal Grossi i primi canti dei Lombardi alla prima Crociata: che anzi una volta in una lettera lo minaccia, se non porta con sé lo scartafaccio dei lombardi di prenderlo per "il ciuffo e di puciarlo nel salice ancor che sia sutto".
Nella villa di Brusuglio nel 1821 il Manzoni, in seguito ai primi arresti per i moti carbonari, si ritira a finire la tragedia dell'Adelchi e lì il 21 marzo 1823 darà inizio alla prima stesura dei Promessi Sposi, quella stesura che va sotto il nome di "Fermo e Lucia" e che venne pubblicata solo dopo la sua morte.

Villa Manzoni - Lostudio BibliotecaLì accoglierà il Fauriel e gli leggerà appunto questo primo abbozzo del romanzo, avendone preziosi suggerimenti e consigli.
Lì verrà a vedere da lontano in sottile nostalgia profilarsi all'orizzonte i suoi monti: la Grigna ed il Resegone, ed aprendo le sue finestre della villa all'aria "remondina che viene dai monti dirà di fare un po’ di Brianza".
La facciata neo-classica è rimasta da allora immutata e così la disposizione dei corpi dell'intera Villa, ma l'interno è stato in gran parte trasformato.
Solo tre locali sono rimasti esattamente come al tempo di Alessandro Manzoni: la sua Biblioteca, la sua camera da letto e l'oratorio domestico.
La biblioteca è costituita da più fonti, parecchi volumi portano il frontespizio "Catalogue de mes livres" con una segnatura e non erano originariamente del Manzoni.
Altri portano il nome del proprietario: Giulia Manzoni Beccaria, M. Dufour, Melle Le Petit.
Il grosso della collezione apparteneva però ad Alessandro.
Vi sono le grandi collezioni: la biblioteca classica latina del Lamaire del primo decennio dell'800, quella bipontina della fine del '700, i Classici Italiani dell'edizione milanese, tutto Sant'Ambrogio (Parigi 1676, due volumi in folio), tutto Busset (Parigi 1734), tutto Buffon (Parigi 1774-1777), tutto Goldoni (Venezia 1792), tutto Galileo (Milano 1808-1811), tutto Massilon (Parigi 1734).
Moltissime sono le opere di agronomia, in gran parte già dell'Imbonati. I libri che recano nella costola un cartellino bianco sono quelli postillati del Manzoni o portanti comunque i segni della lettura fatta.
I passi salienti del testo Alessandro li contrassegnava con una mano che appunta l'indice, come faceva il Petrarca.
Molte opere che si trovano a Brusuglio si trovano anche nella casa di Milano, in Via Morone.
Il possesso di un doppio esemplare, uno per l'uso urbano e l'altro per l'uso rustico, è prova della larghezza con cui si trattava il Manzoni.
Villa Manzoni - Camera da LettoNella camera da letto del Manzoni (vi si trasferì nel 1837, dopo la morte della prima moglie) si possono vedere alcuni quadri di famiglia.
Sulla parete di ponente il ritratto di Giulia Manzoni col piccolo Alessandro, attribuito ad Andrea Appiani, verso il 1790.
Ai lati del ritratto sono appesi due quadretti di Stefano Stampa, il figliastro del Manzoni: da un lato le due robinie intrecciate, secondo la graziosa leggenda, per simbolo di amore da Enrichetta, e dall'altro l'incontro di Don Abbondio coi due bravi.
Nell'angolo a lato della finestra si vede un ritratto della figlia Giulia eseguito da Ernesta Bisi nel 1829.
Nella parete nord di questo ambiente stanno un ritratto di Don Pietro Manzoni, padre dello Scrittore, e sotto, tra i due candelabri, un medaglione in gesso di Vittoire Cousin, filosofo e uomo politico francese, amico del Manzoni.
In un angolo un carboncino firmato Iulia M. Fecit rappresenta la Beata Vergine a Sant'Anna ed è opera della figlia di Alessandro.
Alla parete di levante sono appesi parecchi ritratti.
Al centro Cesare Beccaria, avo di Alessandro Manzoni; a sinistra l'autoritratto di Massimo D'Azeglio, suo genero; a destra Antonio Rosmini. Sotto, quattro altri ritratti che sono: Giovanni Torti, Tommaso Grossi ed Hermes Visconti dei marchesi di San Vito, amici intimi del Manzoni ed il medico Enrico Acerbi, che curò quarant'anni la famiglia Manzoni e fu assiduo alle conversazioni di casa.
La porta a levante portava ad una stanza con bagnarola, la cameretta contigua è quella dove dormiva il servitore.
Usciti dalla camera del Manzoni si ridiscende nella galleria.
Sulla sinistra si trovano due camere di donna Giulia, ma non vi si trova nulla del mobilio e degli arredi del tempo.
Villa Manzoni - l'oratorioUsciti dal cortile di notte, percorrendo la galleria si trova l'oratorio domestico del Manzoni.
I due angeli di scuola Berniniana che ornano l'ingresso furono collocati qui in epoca recente.
L'oratorio fu benedetto nel 1823 da mons. Luigi Tosi, il direttore spirituale della famiglia Manzoni e amico venerato di Alessandro.
L'ancona dell'altare è un'immagine della beata vergine che donna Giulia fece trasportare qui nel 1811 dal monastero di San Vito al Cannobbio di Milano, dove essa l'aveva contemplata e pregata tante volte da bambina. Si ritorna quindi nella galleria che da qui in avanti si presenta tutta diversa che ai tempi del Manzoni, poiché qui erano allora stanze dei bambini.
Sulla destra alcuni busti, tra i quali Cesare Beccaria, Giuseppe Garibaldi e Antonio Rosmini.
Al termine della galleria si trova un locale dominato da una vastissima tela secentesca con Diana Cacciatrice, qui collocata recentemente.
Alle pareti sono applicate le scaffalature in cui stanno senza ordine o schedatura libri antichi e moderni, ma venuti qui dopo la morte del Manzoni.
Vi è anche, sistemato in 20 collettori e in 48 fascicoli, l'archivio domestico di cui si trova il catalogo a disposizione degli studiosi nel cassetto della scrivania.
Sul tavolo stanno anche diversi ritratti familiari e in ispecie quello della famiglia Manzoni verso il 1870, al centro Alessandro e, seduta accanto a lui, Giovannina Visconti moglie di Pier Luigi, accovacciata ai loro piedi Sandra, figlia di Pier Luigi.
Ritti, da sinistra a destra, Pier Luigi, Vittoria (prima del matrimonio con Pietro Brambilla), Renzo e Lucia, tutti e tre figli di Pier Luigi.
Su di un leggio un ritratto di Giulia Beccaria in Manzoni.
Appeso alla parete un ritratto senile di Pier Luigi.
Inoltre una fotografia di Antonio Rosmini, una di Alessandro Manzoni e una riproduzione rimpicciolita del Napoleone morente di Vincenzo Vela con la dedica "Ad Alessandro Manzoni dal cui canto immortale invocò il soffio inspiratore V. Vela". Il Parco di Villa ManzoniSi può concludere la visita alla Villa Manzoni recandosi nel parco circondante la villa, alla adiacente Parrocchia e al vicino cimitero.
Nel parco dove il Manzoni era solito trascorrere la bella stagione, studiando e successivamente sperimentando le sue conoscenze di botanica, di cui era un vero cultore, tra il 1810 e il 1820 curò personalmente l'impianto di 950 piante d'alto fusto e 570 arbusti che tuttora cingono la villa.
Di loro vi sono alcuni esemplari di Platano, di Tasso, di Farnia e di Spino di Giuda che si ritengono essere dell'impianto originario, oltre il Castagno presso il quale fu composto il Cinque Maggio, l'ode in morte di Napoleone.
La parrocchia che fu eretta tra il 1843 ed il 1846 su terreno che il Manzoni ha donato per la costruzione, è collegata alla Villa da una porticina che dà su una cappella laterale dedicata a S. Vincenzo.
Il collegamento fu concesso a titolo di benemerenza al Manzoni e ai suoi discendenti in linea maschile, con decreto della Curia arcivescovile.
Durante la costruzione della nuova parrocchiale il Manzoni cedette in uso per le celebrazioni il suo oratorio di S. Stefano.
Nel Cimitero di Brusuglio sono sepolti i famigliari del Manzoni: la moglie Enrichetta Blondel, morta nella casa di Milano il 25 dicembre 1833 e trasportata qui il 28 dicembre; la figlia Giulia in D'Azeglio, morta a Brusuglio il 21 settembre 1834, la figlia Cristina Baroggi, morta a Milano il 27 maggio 1841; donna Giulia, madre di Alessandro Manzoni, morta a Milano il 7 luglio 1841; la Sofia in Trotti, morta a Verano il 31 marzo 1846; il figlio Pier Luigi Manzoni, morto a Milano il 23 aprile 1873; Giovannina Visconi moglie di Pier Luigi, morta a Milano nel 1866 e infine Sandra Manzoni figlia di Pier Luigi, morta a Brusuglio nel 1866.
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